sabato 28 febbraio 2015

Fanghi Guam: cosa sono?

Fanghi D'Alga Guam: Dove Acquistarli?

Le Alghe Marine
Guam Lacote raccoglie le alghe marine ogni anno nello stesso periodo e negli stessi fondali dell’oceano, nel pieno del loro sviluppo vegetativo. A maggio le alghe sono giovani e vitali e se ne inizia la raccolta. Le alghe vengono estratte dai fondali da barche dotate di uno strumento tradizionale, lo scoubidou, e successivamente trasportate a riva per essere essiccate ed aerate al sole e al vento oceanico. L’essiccazione e l’aerazione devono durare almeno 3 giorni al sole (quando piove le alghe vengono coperte con teli). E’ risaputo che le alghe, che concentrano le proprietà benefiche dell’ambiente marino, rimangono intatte ed efficaci quando vengono impiegate ancora giovani e vitali e trattate “ad arte”. La ricerca scientifica riconosce alle alghe marine innumerevoli benefici: sono ottime rimineralizzanti, disintossicanti e anticellulite; regolano l’equilibrio idrolipidico della pelle, ritardano l’invecchiamento e combattono i radicali liberi.


Fanghi Anticellulite alle Alghe Guam
Fanghi D'Alga Guam da 1 Kg


Efficacia dei Fanghi
Fanghi d’alga Guam sono composti da Alghe Guam, Argille, fitoestratti di Edera, Ippocastano, Fucus e oli essenziali di Limone e Origano. Le Alghe marine Guam, rimineralizzanti e dermoprotettive, agiscono efficacemente riducendo la Cellulite (inestetismo cutaneo) e le adiposità della pelle. Combattono i radicali liberi e l’invecchiamento cutaneo, levigando i tessuti, favorendo il drenaggio dei liquidi in eccesso e regolando l’equilibrio idrolipidico. Ricche di Iodio, Ferro, Calcio, Magnesio, sali minerali indispensabili per il buon trofismo cutaneo, possiedono proprietà depurative ed emollienti. Argille: grazie alla presenza di Silice, Ferro e altri oligoelementi l’argilla vanta diverse proprietà, da un’azione tonificante ed antinfiammatoria ad un’azione detergente ed esfoliante per la pelle. Fitoestratto d’Edera: svolge un effetto regolatore sulla parete dei capillari cutanei, e grazie alla presenza di saponine riduce gli stati edematosi. E’ utile per migliorare e normalizzare l’equilibrio idrolipidico, e per mantenere l’elasticità cutanea. Estratto d’alga Fucus vesiculosus: astringente, tonificante, è in grado di provocare la dilatazione dei capillari facilitando l’assorbimento attraverso la pelle dei principi funzionali contenuti nei Fanghi d’alga. Fitoestratto d’Ippocastano: migliora la circolazione cutanea, rende la pelle più morbida. Ha proprietà decongestionanti, astringenti e anticellulite. Oli essenziali di Limone e Origano: dermopurificanti, astringenti, tonificanti. L’impacco a base di Fanghi d’alga Guam, per le sue caratteristiche formulative, dopo alcuni minuti dall’applicazione favorisce la termogenesi nella zona d’applicazione accompagnata da rossore e sudorazione, effetti che scompaiono con il risciacquo, lasciando la pelle liscia e levigata.

venerdì 14 giugno 2013

La Maca delle Ande (Lepidium meyenii)

Proprietà ed Applicazioni Nutritive
Il primo e più immediato impiego della radice di Lepidium meyenii è stato di tipo alimentare. La maca, infatti, è il tubero che cresce alle altitudini più elevate, e ha costituito per le antiche popolazioni andine e per il loro bestiame, una fonte di energia facilmente reperibile ed un alleato contro la fatica fisica. In virtù delle sue eccellenti qualità nutrizionali, molto simili a quelle dei cereali, la maca è un alimento completo, che essiccato può mantenere inalterate per anni le sue caratteristiche nutritive. La radice disidratata, infatti, è ricca in carboidrati e proteine, ed un’assunzione regolare è in grado di incrementare le riserve energetiche, la resistenza e la forza fisica, promuovendo uno stato di generale benessere. Queste caratteristiche rendono la maca un integratore ideale per gli atleti e per gli sportivi in generale (15). Inoltre, possedendo un modesto tenore di lipidi e un discreto contenuto di fibre, può essere utilizzato con successo all’interno di un regime dietetico controllato per la riduzione del peso corporeo. Infine, grazie all’elevato contenuto di aminoacidi e acidi grassi essenziali, nonché di vitamine e sali minerali, il consumo di questa radice può essere d’aiuto, qualora una dieta squilibrata non sia in grado di assicurare al nostro organismo un sufficiente apporto di questi elementi, o quando situazioni particolari (stress, malattia, invecchiamento, attività fisica) ne incrementino il fabbisogno.
Proprietà toniche
La radice della maca vanta proprietà benefiche sul sistema nervoso: incrementa le capacità di concentrazione, favorisce la lucidità mentale, stimola l’attività cerebrale e la memoria (16). Poiché queste sue proprietà toniche ed energetiche non sono legate ad un contenuto di caffeina, la maca può essere assunto a tutte le età e anche da soggetti debilitati. Il suo impiego, infatti, si è rivelato utile per chi soffre di sindrome da stanchezza cronica e depressione, per chi svolge un’attività intellettuale impegnativa (per es. studenti, manager, ecc.), in convalescenza o per superare momenti di particolare stress psico-fisico.
Proprietà ed Applicazioni Nutriceutiche
L’assunzione della maca è in grado di modulare molteplici funzioni fisiologiche. Questo spiega non solo il valore attribuitogli in passato, quando il suo impiego si fondava sostanzialmente su conoscenze empiriche, ma anche l’interesse attuale. Oggi le proprietà biologiche della maca possono essere spiegate scientificamente, e sono comprovate da numerosi studi clinici, che ne consentono un uso più razionale.
Attività immunostimolante
Alla maca si attribuisce un potere adaptogeno. Si definisce adaptogena, una sostanza in grado di aumentare le resistenze aspecifiche dell’organismo, contro lo stress psico-fisico e diverse infezioni patologiche, ottimizzando il metabolismo cellulare e ristabilendo l’omeostasi. Inoltre, prerogativa dell’adaptogeno, è la sicurezza d’uso. La maca possiede tutti questi requisiti: si è dimostrata un utile coadiuvante nella cura della tubercolosi, è in grado di normalizzare le funzioni fisiologiche incrementando le riserve energetiche, ed anche ad alte dosi non presenta effetti tossici o collaterali gravi. Rare, infine, sono le controindicazioni.
Attività anti-tumorale
Un’esigenza crescente nel campo della terapia anti-tumorale, riguarda l’applicazione di strategie naturali complementari alla chemioterapia. Da questo punto di vista, esistono alcune indicazioni che consentono di considerare l’impiego della maca con interesse (19). Il contenuto in glucosinolati del tubero, infatti, conferisce alla maca effetti positivi nel trattamento di alcuni tipi di tumore gastro-enterici e del tumore al seno, confermati da test condotti sugli animali. Questi dimostrano che gli isotiocianati aromatici, derivanti dalla degradazione dei glucosinolati presenti nel tubero, sono in grado di abbassare l’incidenza dei tumori indotti dal trattamento con noti cancerogeni (per es. benzo-a-pirene, 7,12-dimetilbenzil antracene).
Regolazione dell’asse ipotalamo-ipofisario
L’attività adaptogena della maca, si esplica in modo particolare a livello della regolazione dell’attività endocrina, specie quella sotto il controllo dell’asse ipotalamo-ipofisario. Per questo motivo la maca è usata da molti ginecologi americani nel trattamento delle disfunzioni ormonali legate alla sfera sessuale, e riguardanti la fisiologia sia maschile che femminile. Nonostante non esistano ancora studi scientifici completi, che comprovino tali attività biologiche, i risultati ottenuti sono tanto soddisfacenti da incoraggiare l’uso della maca nella pratica medica.
Attività afrodisiache e trattamento dell’impotenza
Numerosi medici americani prescrivono la maca ai loro pazienti, e ne hanno rilevato gli effetti positivi sulla vita sessuale di entrambi i sessi, in particolare incremento della libido e miglioramento delle prestazioni sessuali. Inoltre si è rivelata efficace e sicura nel trattamento delle disfunzioni erettili e dell’impotenza maschile, sia che si manifesti come stato patologico, sia che insorga fisiologicamente con l’avanzare dell’età. L’azione afrodisiaca del Lepidium meyenii, è stata scientificamente provata per la prima volta, da uno studio condotto su diversi gruppi di ratti e topi con disfunzioni erettili. In quest’esperimento, è stata somministrata per 22 giorni, una dose orale di estratto lipidico purificato di maca, e il risultato è stato un incremento della funzionalità erettile in tutti gli animali trattati.
Trattamento della sterilità maschile e femminile
Da secoli la maca è impiegata per aumentare le capacità riproduttive di uomini e animali. Oggi si ritiene che tale azione sia dovuta alla presenza di quattro alcaloidi, macaina 1, 2, 3 e 4, che sono stati isolati e identificati nella radice, ma la cui formula non è ancora ben nota. Esistono diversi studi clinici a riguardo: gli alcaloidi isolati, somministrati a ratti e topi di entrambi i sessi, ha dimostrato di incrementare l’oogenesi nelle femmine e la spermatogenesi nei maschi, e gli stessi risultati sono stati raggiunti con l’assunzione della radice essiccata. Gli effetti su ovaie e testicoli, compaiono già dopo 72 ore dalla somministrazione, e non sono stati attribuiti ad ormoni vegetali, ma probabilmente all’azione di tali alcaloidi sull’asse ipotalamo-ipofisario. L’aumento della fertilità maschile riscontrabile dopo l’assunzione della maca è imputabile, oltre che al miglioramento della funzionalità erettile, anche ad un incremento della motilità degli spermatozoi. Nella radice del Lepidium meyenii, infatti, vi è un , 3, 21-27 elevato contenuto di fruttosio, un monosaccaride che fisiologicamente si trova in alta concentrazione nel liquido seminale, dove costituisce la fonte energetica degli spermatozoi.
Disfunzionalità ovarica, menopausa
Molti ginecologi statunitensi e canadesi prescrivono la maca per regolare la funzionalità ovarica, e in menopausa è preferita alla terapia ormonale sostitutiva. Al contrario degli ormoni, la maca stimola le ovaie e le altre ghiandole endocrine a produrre gli ormoni di cui l’organismo ha bisogno. La sua assunzione può alleviare in maniera significativa i sintomi tipici, che precedono e accompagnano la menopausa (vampate di calore, depressione e stanchezza, tachicardia, costipazione, perdita di tessuto osseo, secchezza vaginale), mentre in caso di menopausa precoce, può addirittura consentire la ripresa di un ciclo mestruale regolare. Anche in seguito ad isterectomia, con o senza rimozione delle ovaie, produce in breve tempo un incremento dei livelli ematici di estradiolo, portando un miglioramento delle condizioni generali. Viene consigliata l’assunzione della maca prima della menopausa, per mantenere attiva la funzionalità ovarica, ottenendo così maggiori benefici in seguito.
Azione anti-invecchiamento
Le recenti scoperte della scienza e della medicina, hanno consentito un notevole allungamento della vita, accrescendo contemporaneamente l’esigenza di mantenere a lungo un aspetto gradevole ed una buona forma fisica. Tale obbiettivo è perseguito generalmente con la pratica di un’attività sportiva, con l’uso di prodotti cosmetici specifici, prestando attenzione all’alimentazione e facendo uso di integratori. Come integratore la maca aiuta a ritardare i processi dell’invecchiamento agendo su diversi fronti. Grazie all’apporto di vitamine antiossidanti (vit. A, C, E), flavonoidi, acidi grassi insaturi, fosforo ed oligoelementi in genere, la maca possiede propietà energizzanti, contribuendo al mantenimento del vigore fisico, compreso quello sessuale, e della lucidità mentale. Inoltre abbassa significativamente i livelli del colesterolo più nocivo (LDL), contribuendo a mantenere ‘pulite’ le arterie dalle placche responsabili dell’aterosclerosi. Nella tradizione popolare si ritiene che l’assunzione costante della maca prevenga anche l’incanutimento e la caduta dei capelli, stimolandone la crescita, e che incrementi il grado di idratazione della pelle e la tonicità dei tessuti. Benché questi effetti non siano ancora pienamente dimostrati, hanno valso alla maca l’appellativo, seppure improprio, di Ginseng peruviano.
Attività anabolizzante
Fra gli steroli in essa contenuti, la radice della maca è ricca in b-ecdysone, i cui livelli, nell’estratto commercializzato, vengono titolati (min 0.5%). A questo componente è imputata l’azione anabolizzante della maca. Come confermano numerose testimonianze di body builders, atleti e sportivi, la sua assunzione non solo incrementa la forza e la resistenza fisica, ma contribuisce significativamente anche allo sviluppo della massa muscolare.
Incremento della densità ossea
In particolari momenti della vita, ad esempio durante la crescita, la gravidanza e l’allattamento, e soprattutto in menopausa, il fabbisogno di calcio e in genere di sali minerali aumenta notevolmente. In questi casi, poiché la radice della maca contiene alti livelli di questi elementi, la sua assunzione risulta un supplemento ideale, consigliabile anche per accelerare la guarigione delle fratture e nel , 3, 21-27 trattamento delle patologie legate al decremento della densità ossea (per es. decalcificazione ed osteoporosi). Si ritiene che tale azione sia dovuta agli alcaloidi presenti nella maca, che sono in grado di attivare la calcitonina, l’ormone che regola il metabolismo del calcio e del fosforo, nonché l’azione del paratormone, coinvolto nella stessa via metabolica.
Trattamento delle anemie
In ragione dell’elevato contenuto di ferro e vitamina B12, che stimola la produzione dei globuli rossi, la maca trova impiego come coadiuvante nel trattamento delle anemie di modesta e media entità.
Angela Angusti, Stefano Manfredini Dipartimento Scienze Farmaceutiche - Università di Ferrara Giovanni Braccioli Polichimica - Bologna

martedì 14 maggio 2013

Quali sono gli Effetti Collaterali della Graviola?

 
Non è certo, ma pare che in teoria possa esserci interazione con farmaci antidepressivi ma, come accennato, ciò è tutto da verificare. Inoltre, è buona norma non utilizzare la graviola in gravidanza e durante l'allattamento, dato che non si conoscono gli eventuali effetti in particolari condizioni fisiologiche dell'organismo femminile. Pare accertata invece una sua azione deprimente a livello del sistema cardiovascolare, di conseguenza è preferibile evitare di utilizzare la graviola in caso di ipertensione arteriosa se già si assumono farmaci per tenere sotto controllo questa patologia. La graviola inoltre, se assunta in dosaggi elevati, può rivelarsi emetica. Possedendo anche proprietà battericide può, nell'uso prolungato, depauperare la flora batterica intestinale. I ricercatori hanno evidenziato disturbi legati al sistema nervoso centrale con sintomi motori simili al morbo di Parkinson in popolazioni che fanno uso di graviola come normale alimento della vita quotidiana. Insomma tutto questo per dire che nessuna specie botanica può essere assunta con leggerezza e soprattutto senza essere informati e consigliati da personale specializzato, ma anche per sdrammatizzare su certi allarmismi che inducono l'acquirente a desistere dall'acquisto. Insomma, gli effetti collaterali sono solo potenziali, perché dipendono da una posologia errata; è sufficiente infatti utilizzare i dosaggi riportati sulla confezione per evitare possibili sorprese. Infine, evitare l'assunzione in gravidanza e durante l'allattamento è anche una nostra raccomandazione.

domenica 12 maggio 2013

Manipolazione Chimica delle Acetogenine della Graviola

Nuovi sostituenti Bis-tetraidrofurano annonacee acetogenine di Annona muricata.

Chang FR, Liaw CC, Lin CY, Chou CJ, Chiu HF, Wu YC.
Graduate Institute of Natural Products, Kaohsiung Medical University, Kaohsiung, Taiwan, ROC.
 
Il frazionamento guidato della bioattività ha portato all'isolamento di due nuove acetogenine annonacee, annocatacin A (1) e annocatacin B (2), rispettivamente dai semi e dalle foglie, di Annona muricata. I composti 1 e 2 sono i primi esempi in cui il sistema di anelli bis-tetraidrofurano sostituente si trova in C-15. Le nuove strutture sono state comprese e caratterizzate mediante metodi spettrali e chimici. Le entrambe acetogenine annonacee 1 e 2 mostrano una significativa citotossicità in vitro verso le linee di epatoma umano, cellule Hep G2 e 2,2,15, e sono stati confrontati con il noto adiacente bis-tetraidrofurano acetogenine, neoannonin (3). desacetyluvaricin (4). bullatacin (5). asimicin (6). annoglaucin (7). squamocin (8). e rollimusin (9).

PMID: 12677528 [PubMed - indexed for MEDLINE]

sabato 27 aprile 2013

Ascorbato di Potassio


Dove Acquistare l'Ascorbato di Potassio

Meccanismi d’Azione dell’Ascorbato di Potassio.


La scienza medica ufficiale si è sempre disinteressata dell’ascorbato di potassio, dato che nessuna casa farmaceutica è mai stata disposta a condurre studi su un
 Informazioni Ascorbato di Potassio prodotto non brevettabile, che costa pochi centesimi e che può potenzialmente rendere inutili le assai lucrose chemioterapie e connesse cure e trattamenti anticancro, mandando in frantumi un business del valore di 41 miliardi di euro all’anno solo in Italia (dati del 1998 – importo trasformato in euro ma non rivalutato – “Kancropoli, la mafia del cancro” – Alberto R. Mondini).

I pochi studi disponibili sono fondamentalmente quelli di Valsè Pantellini stesso e della Fondazione Internazionale Valsè Pantellini, organizzazione senza scopo di lucro che ha come obbiettivo principale proprio lo studio dell’ascorbato di potassio.
Nel passato per circa venti anni il dr. Pantellini ha svolto ricerche sull’ascorbato di potassio, giungendo a pubblicare due trattati specifici sulla Rivista di Patologia Medica nel 1970 e nel 1974.
Oggi la Fondazione porta avanti un programma di ricerche e studi clinici che confermano sempre più l’efficacia dell’ascorbato di potassio sia come preventivo che come cura non solo nel cancro, ma anche nei riguardi di molte malattie cronico-degenerative (D).
L’ascorbato di potassio chimicamente è un sale derivato dall’acido ascorbico (=vitamina C) che si ottiene miscelando quest’ultima in acqua con bicarbonato di potassio.
E’ un fortissimo antiossidante (“il più potente antiossidante che abbiamo a disposizione” diceva Pantellini) grandemente attivo contro i radicali liberi, che dimostra una grande efficacia nei confronti delle malattie degenerative e che potenzia fortemente il sistema immunitario.

L’acido ascorbico unitamente ai suoi Sali (“ascorbati”) ha sempre dimostrato confermate proprietà anticancerogene.
Già nel 1969 Dean Burck pubblicava uno studio su Oncology dove rilevava che l’ascorbato è in grado di uccidere “in vitro” le cellule cancerogene senza causare alcun danno alle cellule sane.
Ewan Camerun e Linus Pauling (premio Nobel per la Chimica nel 1954 e premio Nobel per la Pace nel 1962) scoprirono che l’ascorbato inibisce la ialuronidasi, che è un enzima idrolitico che tende a fluidificare i tessuti (3), dato che scinde l’acido ialuronico nei suoi costituenti fondamentali (acido D-glucuronico e N-acetil-D-glucosamina).
Le cellule infatti vivono in un ambiente viscoso, una specie di gel che le contiene e che ne rende difficoltosa la crescita. Per duplicarsi esse devono produrre la ialuronidasi, che fluidifica l’ambiente permettendo loro di crescere e dividersi (mitosi). Soprattutto le cellule tumorali devono produrre grandi quantità di ialuronidasi, a causa della loro veloce e caotica moltiplicazione. Dato quindi che l’ascorbato impedisce al gel intracellulare di fluidificarsi, poiché depriva l’ambiente della ialuronidasi, la proliferazione cancerosa ne risulta molto rallentata.
Camerun ha trattato nell’ospedale di Alexandria in Scozia un centinaio di ammalati di cancro con 10 grammi di vitamina C al giorno (= 10.000 mg, cioè più di 150 volte la dose giornaliera raccomandata dalla medicina ufficiale), riscontrando lunghi periodi di sopravvivenza e una qualità di vita molto migliore rispetto alle persone non trattate.
L’acido ascorbico ad elevato dosaggio è infatti in grado di uccidere selettivamente le cellule cancerogene (Qi Chen e altri, (10)) tramite il rilascio di perossido di idrogeno nei tessuti malati (la buona, vecchia acqua ossigenata…).
Il potassio, sotto forma di catione K+ , ( il catione è uno ione con carica positiva; gli anioni invece sono ioni a carica negativa; gli ioni sono molecole od atomi che hanno una carica elettrica, in quanto hanno perso o guadagnato un elettrone, che ha carica negativa) si trova sempre all’interno della membrana (citoplasma) delle cellule dei tessuti e degli eritrociti (globuli rossi), dove presiede attivamente agli interscambi ossido-riduttivi degli aminoacidi e partecipa alla respirazione cellulare.
La quantità di ioni K+ all’interno delle cellule sane supera di oltre 50 volte quella presente al loro esterno! (145 mM/l all’interno, contro i 2,5 mM/l. dell’ambiente extracellulare (I) ).
Ciò serve a mantenere attiva la carica elettrica della membrana cellulare (polarità) che è assolutamente indispensabile per permettere gli scambi fra la cellula e l’ambiente. Tali scambi, e quindi la vita stessa della cellula, sono possibili solo se esiste una differenza di potenziale di circa -60/-70 mV (millivolt). Le cellule, e il corpo con esse, sono disposte a tutto pur di mantenere attiva tale differenza di potenziale, cioè pur di continuare a vivere, giungendo perfino, in caso di emergenza per carenza di potassio K+, ad assorbire al proprio interno ioni H+, vale a dire acido puro, anche se in breve tempo questo le porta alla distruzione (6) ( Vedi anche la Nota *1).
Nei liquidi pericellulari (cioè all’esterno delle cellule ed immediatamente intorno ad esse) e nel siero del sangue è invece nettamente prevalente il sodio, sotto forma di catione NA+, che presiede alla riserva alcalina dell’ambiente.
Il sodio e il potassio risultano in equilibrio reciproco nell’organismo sano, mantenuti ai giusti livelli da un complesso e delicato meccanismo che agisce attraverso la membrana cellulare (pompa sodio-potassio).
L’alterazione di questo meraviglioso equilibrio porta ad esiti fatali.
Già nel 1932 Moravek e Kischi notarono un contenuto di potassio sempre più ridotto nei tessuti sani dei pazienti affetti da tumore maligno, con contemporanea sostituzione del potassio col sodio all’interno dei tessuti neoplastici:

- il tessuto sano contiene 290 mg% di potassio
- il tessuto neoplastico in via di sviluppo è già sceso a 50 mg% di potassio
- il tessuto neoplastico altamente sviluppato non presenta più di 25 mg% di potassio
- in fase terminale il potassio presente nel tessuto neoplastico varia da 5 a 0 mg%.

Le cellule neoplastiche sono quindi carenti di potassio e ricche di sodio, con uno sbilanciamento che si aggrava proporzionalmente all’avanzare della degenerazione cellulare.

Questo processo induce una modificazione della respirazione cellulare, a causa della carenza degli enzimi che sono assolutamente necessari alla respirazione (6) (Hans von Euler, vincitore del premio Nobel per la chimica nel 1929, trova nelle cellule del sarcoma solo 1/20 degli enzimi normalmente necessari alla respirazione cellulare (citocromo-c-ossidasi) evidenziando l’incapacità respiratoria delle cellule neoplastiche) con riduzione dei normali scambi ossidativi e sostituzione dell’ossidazione con un processo di fermentazione degli zuccheri, in assenza di ossigeno, con una modifica sostanziale del ciclo di Krebs ( vedi anche l’ importante Nota *2 ) e quindi con produzione (glicolisi) di acido lattico levogiro, che è un prodotto tossico che stimola la divisione cellulare (purtroppo assai funzionale alla proliferazione del cancro) (6 e 15bis), formato per riduzione dal piruvato (vedi oltre), la cui presenza viene quindi a calare bruscamente all’interno della cellula (H).
Purtroppo il piruvato è un inibitore della moltiplicazione cellulare (impedisce l’entrata in fase S della mitosi, cioè inibisce la duplicazione del DNA) e la sua diminuzione nel citoplasma porta all’eliminazione di tale blocco, aggiungendo un ulteriore tassello alla proliferazione incontrollata delle cellule (=cancro!).
L’acido ascorbico legato al potassio (ascorbato di K) riesce fortunatamente a penetrare attraverso la membrana cellulare, provvedendo a ripristinare il giusto livello di potassio nel citoplasma “essenziale per il mantenimento del meccanismo enzimatico dei geni autoregolatori della cellula stessa” (Brunetti P. , (2)), aumentando il potenziale di membrana (cioè la polarità della membrana cellulare) e contribuendo a ripristinare i normali meccanismi respiratori cellulari basati sull’ossigeno, interrompendo così la produzione di acido lattico (levogiro) a spese del piruvato, permettendo a quest’ultimo di ritornare a livelli fisiologici e di riprendere a svolgere la propria azione di inibizione della mitosi (moltiplicazione cellulare).

In parole povere, l’ascorbato di potassio riesce ad interrompere ed invertire il processo di degenerazione cancerosa, risanando le cellule malate senza eliminarle!

Come si vede siamo distanti anni luce dai macabri sistemi della medicina allopatica, che non ha finora trovato niente di meglio che mutilare (chirurgia), bruciare (radioterapia) o avvelenare (chemioterapia) i pazienti, nel tentativo di uccidere od estirpare le cellule malate, trascurando totalmente il “terreno” e le reali cause della degenerazione cellulare, che ci si ostina ad ignorare, se non a disprezzare, senza prendere in considerazione ed anzi negando la possibilità di risanare ciò che si era alterato, arrivando troppo spesso ad eliminare il male soltanto assieme al malato (vedi in proposito i veri tassi di successo delle chemioterapie, che molti studi indipendenti, cioè non finanziati dalle case farmaceutiche, indicano in valori medi inferiori al 2% (due-per-cento, allegato 1 e Nota *3).
Per far riprendere la respirazione alla cellula degenerata esiste anche un’altra possibilità, molto affine e parallela a quella indicata da Hermann, Jung e Opitz (vedi Nota *2), che consiste nel restaurare mediante l’ascorbato di potassio (Pantellini) o il Glutatione ridotto- GSH (G. Ohlenschlàger (9 e 6)) le parti alterate e che non funzionano più delle molecole degli indispensabili enzimi respiratori cellulari: gli anelli aromatici.

Ascorbato di Potassio : Il Signore degli Anelli

Pantellini fornisce un’interessante teoria, di natura strettamente chimica e alquanto tecnica (non per niente era un grande biochimico) circa l’interazione dell’ascorbato di K con le strutture pirroliche delle proteine cellulari e dell’emoglobina nel sangue, di cui ripristinerebbe le funzionalità fortemente compromesse dall’avanzare di uno stato pre-canceroso dei tessuti o peggio ancora da una neoplasia in atto.
In estrema sintesi secondo Pantellini l’ascorbato di potassio è in grado di vicariare col proprio anello furanosico le assai simili e delicate strutture anellari pirroliche (proprio quelle del piruvato precedentemente citato) che risultano irrimediabilmente alterate all’interno delle cellule neoplastiche, ripristinando così un corretto meccanismo respiratorio e di scambio enzimatico.
A questo punto sono riuscito finalmente a capire anche perché le brassicacee (cavoli, broccoli, verze etc), le liliacee (aglio, cipolla, aloe, asparagi etc), notoriamente ricche di zolfo, e molti altri prodotti anch’essi ricchi di zolfo (metionina, cisteina…) svolgono un’azione anti-cancro: pirrolo, tiofene (dal greco thio = zolfo) e furano sono analoghi e isologhi fra loro, sono caratterizzati cioè da un anello aromatico molto simile e seguono nella formazione dei loro composti la regola delle analogie. In pratica entro certi limiti sono intercambiabili e possono in certe condizioni sostituirsi fra di loro (Pantellini).
Quindi l’anello pirrolico che negli aminoacidi e negli enzimi respiratori all’interno delle cellule neoplastiche risulta danneggiato, con compromissione della respirazione e di tutto il funzionamento cellulare, può essere sostituito e riparato dall’anello furanosico dell’ascorbato di potassio oppure dall’anello tiofenico dei prodotti vegetali ricchi di zolfo (brassicacee e company) o della metionina, cisteina, glutatione ridotto etc., che infatti sono tutte sostanze attive nei confronti dei radicali liberi e con riconosciute proprietà anti-cancro. (Queste ultime supposizioni sono mie e perciò vanno verificate o almeno prese con prudenza, dato che io sono ben lungi dall’essere un esperto di chimica! NdA).
“La perdita di potassio è legata ad una degradazione di particolari strutture proteiche ed enzimatiche conosciute con il nome di anelli pirrolici e l'unico modo per reintegrare questa perdita è attraverso la somministrazione di ascorbato di potassio.” (Università degli studi di Parma, prof.ssa Ida Ortalli, Dipartimento Sanità Pubblica); e io aggiungerei anche “ e/o attraverso la somministrazione di prodotti ricchi di zolfo, come la cisteina”.(vedi nota *4).
Infatti la cisteina è il primo stadio del glutatione ridotto (GSH), che secondo gli studi del dott. G. Ohlenschlàger è in grado di ritrasformare una cellula neoplastica già in stato di fermentazione in una cellula normale (9 e 6), facendole riprendere una respirazione basata sull’ossigeno, verosimilmente sostituendo l’anello aromatico del pirrolo, irrimediabilmente alterato negli enzimi delle cellule cancerose, con l’analogo anello tiofenico dello zolfo, che è con esso intercambiabile, esattamente come lo è anche l’anello furanosico dell’ascorbato di potassio.
Pantellini, al quale bisogna indubbiamente riconoscere le doti di un genio, avanza anche un’interessantissima teoria sulla genesi del cancro, che costituirebbe un ritorno della cellula ad un metabolismo primitivo esistente nella nostra filogenesi, prima che gli organismi complessi si fossero aggregati dal brodo primordiale.
La sua teoria è assai simile a quella di J. C. Alix, che pur partendo da presupposti diversi (la carenza di ossigeno all’interno delle cellule in via di degenerazione) giunge alle stesse conclusioni (4): il cancro è originato dal disperato tentativo di sopravvivenza della cellula, che non potendo più

respirare normalmente perché l’approvvigionamento di ossigeno è venuto meno a causa di uno qualsiasi dei numerosi fattori possibili, non importa se esterno, interno o psichico (accumulo di tossine o di radicali liberi, stress ossidativo, eccessiva acidità - dovuta anche ad una dieta sbagliata-, carenza di elettroliti alcalini, riduzione del potenziale elettrico di membrana, alterazione proteica e/o enzimatica del citoplasma, rallentata circolazione sanguigna locale, stasi linfatica, trauma psichico con alterazione del metabolismo e del funzionamento del sistema immunitario, alterazione delle proprietà osmotiche a livello dell’ambiente di Pischingher _ ansa dei capillari_ , etc. ) ritorna ad un metabolismo di sopravvivenza primitiva, sempre presente per filogenesi nella memoria cellulare: la fermentazione, che comporta la rinunzia a far parte di un organismo evoluto, con rottura unilaterale e anarchica (anche se imposta dalle circostanze) del patto di collaborazione simbiotica con i mitocondri e con tutte le altre cellule solidalmente organizzate in un corpo ed il ritorno ad una forma ancestrale indifferenziata monocellulare, dove ognuno fa per sé.
Dice Pantellini: “Io penso e credo fermamente che l'insorgere dell'emergenza tumorale negli attuali organismi non sia altro che il riemergere di una struttura evolutiva della materia vivente, avvenuta qualche milione di anni fa, e che ciò avvenga oggi quando i geni autoregolatori del chimismo cellulare vengano inattivati nel loro chimismo enzimatico per uno stress di qualsiasi natura. Questa emergenza non può essere controllata senza una riattivazione del chimismo enzimatico legato a questi geni autoregolatori.”(Valsè Pantellini-(G)) (vedi anche quanto da me precisato circa i mitocondri nella Nota *2 ).

Tesi: “Prevenzione e cura del cancro in Medicina Naturale e Alternativa”

Autore: dr. Giuseppe Limido – Anno 2007 – Corso di Naturopatia - Istituto Riza - Milano

venerdì 26 aprile 2013

Ricerche sulla Graviola tra Vecchio e Nuovo

Proprietà della Graviola


La Graviola (Annona muricata), è la pianta officinale maggiormente richiesta come supporto alla terapia farmacologica nella lotta contro i tumori. Ma è davvero così efficace o si tratta solo del business del momento?

Vecchie ricerche eseguite in vitro sembrano confermare tale ipotesi, ma allo stato attuale sono in corso poche ricerche degne di nota. Possiamo tuttavia trarre qualche informazione di carattere scientifico, attraverso i migliori database dove vengono pubblicati gli esiti di una ricerca fitoterapica (purtroppo sempre in lingua inglese), oppure di carattere esclusivamente empirico, qualora si conoscano persone attendibili che ne abbiano fatto uso. L'importante è, a mio avviso, non riporre la speranza nell'uso della sola Graviola ma considerare questa come un importante fitoterapico sinergico e coadiuvante della terapia medica. (+Adriano Sonnini)

Stralci di una Pubblicazione sul Trattamento a base di Estratti di Graviola in Papilloma Genesis


Asian Pac J Cancer Prev. 2012;13(6):2533-9.

Potenziale chemopreventivo di Annona muricata applicata sulla pelle papilloma genesis indotta chimicamente nei topi.

Hamizah S, Roslida AH, Fezah O, Tan KL, Tor YS, Tan CI.
Department of Biomedical Sciences, Faculty of Medicine and Health Sciences, Universiti Putra Malaysia, Serdang, Selangor, Malaysia.


Abstract
Annona muricata L (annonacee), comunemente nota anche come guanabana o graviola, ha una lunga e ricca storia nella medicina erboristica con documentato uso da parte delle popolazioni autoctone. Nella Graviola fu trovato una nuova sostanza antitumorale promettente in numerosi studi in vitro. La presente indagine riguarda gli effetti chemopreventivi in un modello a due stadi di papilloma genesis della pelle. Effetti chemopreventivi di un estratto etanolico di foglie di Annona muricata (AMLE) sono stati valutati in topi ICR* di 6-7 settimane di età, eseguendo una singola applicazione topica di 7,12-dimethylbenza (α) antracene (DMBA 100 μg/100 acetone ml) e la ripetuta applicazione di croton oil (1% in acetone / bisettimanale) per 10 settimane. Incidenza di tumore morfologico; il peso e il volume sono stati misurati, con la valutazione istologica del tessuto cutaneo. Il periodo di latenza media era significativamente aumentato nel gruppo AMLE-trattato. Interessante, A 100 e 300 mg / kg, AMLE ha completamente inibito lo sviluppo del tumore in tutti gli stadi. Lo studio istopatologico ha rivelato che la crescita del tumore dai gruppi AMLE trattati, mostrava solo lieve iperplasia e l'assenza di ispessimenti cheratinici. I risultati, quindi, suggeriscono che gli estratti di Annona muricata foglie sono in grado di sopprimere il tumore in fase iniziale e lo sviluppo dello stesso tumore anche a dosaggio inferiore.

* Imprinting Control Region
* I Topi ICR sono utilizzati per studiare la funzione dei geni.

domenica 21 aprile 2013

Proprietà della Graviola

Discussione sulle Propietà della Graviola


La Graviola (Annona muricata)


graviola frutto
Frutto della Graviola (Annona muricata)
La graviola è un piccolo albero nativo dell’Amazzonia. Produce un grande frutto commestibile. Nella graviola sono stati trovati molti composti bioattivi frutto di ricerche effettuate da scienziati sin dagli anni ’40. Molti degli usi nella medicina naturale sono stati confermati da queste ricerche scientifiche. I primi studi risalgono al periodo 1941-1962. Alcuni studi su animali condotti da diversi ricercatori hanno dimostrato che sia la corteccia che le foglie hanno attività ipotensive, antispasmodiche, rilassanti dei muscoli lisci e cardio depressive. Nel 1991 alcuni ricercatori hanno confermato le proprietà ipotensive della graviola nei ratti. Nel 1976 in un programma di test su piante da parte del National Cancer Institute (USA), le foglie e lo stelo della graviola hanno mostrato un’attiva citotossicità (proprietà di danneggiare cellule o distruggere cellule caratteristiche di alcune sostanze o cellule) contro cellule cancerose. La maggior parte delle ricerche sulla graviola si sono concentrate su un nuovo gruppo di composti chiamati annonacee acetogenine. Le potenti capacità antitumorali, di questi composti sono stati registrati e brevettati. La graviola produce questi composti naturali nelle foglie, nella corteccia e nei rami di cui sono state dimostrate le forti proprietà antitumorali. Uno studio alla Catholic University of South Corea ha dimostrato che un’acetogenina della graviola è selettivamente citotossica nel caso di adenocarcinoma del colon; questo studio ha dimostrato una potenza 10.000 volte superiore all’adriamicina (un farmaco chemioterapico). La ricerca sugli effetti della graviola sul cancro sta proseguendo e quattro nuovi studi sono stati pubblicati nel 1998 i quali delimitano gli specifici fitochimici che stanno mostrando le più potenti proprietà anticancro e antivirali.


Studi scientifici gli attribuiscono le seguenti proprietà: vasodilatatore, antibatterico, antidepressivo e citotossico.